DL 91 “Competitività” coordinato con la legge di conversione 116/2013

Riportiamo di seguito alcune importanti novità in campo ambientale.

Sacchetti in plastica

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge 11 agosto 2014, n. 116 che converte il Dl 91/2014, sono in vigore dal 21 agosto 2014, le sanzioni per la commercializzazione di sacchetti di plastica non biodegradabili, anche se ceduti a titolo gratuito. Per “commercializzazione” deve intendersi, infatti, «l’offerta o la messa a disposizione di terzi, contro pagamento o gratuita», quindi anche l’omaggio del classico sacchetto della spesa. Di conseguenza, la cessione di sacchetti non conformi, anche a titolo gratuito (per es. smaltimento scorte) non è consentita ed è soggetta alle sanzioni di legge.

 

Con il provvedimento si risolve l’impasse che si era generata con il Dl 2/2012 che faceva partire le sanzioni una volta decorsi 60 giorni dall’efficacia del Dm “tecnico” sulle caratteristiche dei sacchetti firmato il 18 marzo 2013. Tale decreto però usciva in Gazzetta ufficiale senza che si fosse chiusa la procedura di notifica alla Commissione europea (procedura ancora non ufficialmente chiusa) per cui di fatto la sua efficacia veniva “congelata” e con essa le sanzioni. La legge 116/2014 elimina ora dal Dl 2/2012 l’inciso che “aggancia” l’operatività delle sanzioni all’emanazione del decreto “tecnico” sulle caratteristiche dei sacchetti. Pertanto ora le sanzioni debbono ritenersi pienamente in vigore.

 

Le sanzioni pecuniarie previste riguardano la commercializzazione di sacchetti per la spesa in plastica, ad eccezione di quelli monouso biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432:2002 e, ovviamente, di quelli riutilizzabili secondo precisi requisiti di spessore:

  • 200 micron per i sacchi con maniglia esterna destinati all’uso alimentare;
  • 100 micron per i sacchi con maniglia esterna non destinati all’uso alimentare;
  • per i sacchi senza manici esterni, 100 micron se destinati all’uso alimentare, 60 micron se non destinati all’uso alimentare.

 

La sanzione parte da 2.500 euro per arrivare a 25.000 euro, aumentata fino a 100 mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti (oppure un valore della merce superiore al 20 per cento del fatturato del trasgressore: v. articolo 2, comma 4, del d.l. 25 gennaio 2012, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 28, come da ultimo modificato dall’articolo 11, comma 2-bis, del d.l. 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 116).

 

Le sanzioni saranno applicate ai sensi della L. n. 689/1981. All’accertamento delle violazioni provvedono, d’ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa. Il rapporto previsto dall’art. 7 della citata L. n. 689/1981 è presentato alla Camera di Commercio della provincia nella quale è stata accertata la violazione.

 

Per le scorte ancora in magazzino, non conformi al dettato normativo, dovranno seguirsi le procedure previste per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pertanto tali sacchetti dovranno essere consegnati a specifica ditta autorizzata.

 

Classificazione e Recupero rifiuti

 Il decreto Competitività elenca innanzitutto i principi di classificazione dei rifiuti e le modalità per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso (articolo 13, comma 5 lettera b)-bis). In materia di gestione dei rifiuti l’articolo 13 c. 5 lettera b-bis fornisce nuove istruzioni per la classificazione dei rifiuti, che integrano quelle contenute nell’introduzione dell’allegato D  al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e si applicano a partire dal 18 febbraio 2015. La classificazione deve avvenire “in ogni caso prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione”:

  • se un rifiuto è classificato con codice Cer pericoloso “assoluto” (ovvero univoco), esso è pericoloso senza alcuna ulteriore specificazione;
  • se un rifiuto è classificato con codice Cer non pericoloso “assoluto”, esso è non pericoloso senza ulteriore specificazione;
  • se un rifiuto è classificato con codici Cer speculari (uno pericoloso e uno non pericoloso), per stabilire se lo stesso è pericoloso o meno vanno determinate le proprietà di pericoloso che lo stesso possiede.

 

In particolare, stabilisce che i rifiuti classificati con codice Cer pericoloso “assoluto” siano pericolosi “senza alcuna ulteriore specificazione”. Quindi, se un rifiuto è classificato senza il corrispondente codice specchio pericoloso, non dovrà essere sottoposto ad ulteriori verifiche analitiche.

 

Rimangono i rifiuti classificati con codici Cer speculari, uno pericoloso e uno non pericoloso, e “per stabilire se il rifiuto è pericoloso o non pericoloso debbono essere determinate le proprietà di pericolo (definite da H1 ad H15) che esso possiede”. E quindi devono essere sottoposti ad “indagine” per le opportune verifiche di caratterizzazione al fine di determinarne le pericolosità o meno.

In ogni caso la classificazione deve avvenire prima che il rifiuto sia allontanato dal luogo di produzione. Rimane il principio secondo il quale la classificazione sia effettuata dal produttore il quale assegna il competente codice Cer, applicando le disposizioni contenute nella decisione 2000/532/CE.

Comunque, la nuova disciplina si applicherà decorsi 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

 

In relazione alle procedure semplificate di recupero ed in particolare ai rapporti con i regolamenti dell’Unione Europea “end of waste”, l’art. 13 c.4 intende coordinare le attività di trattamento delle tipologie di rifiuti individuate dai regolamenti comunitari “end of waste” (relative quindi alla cessazione della qualifica di rifiuto) con le procedure semplificate nazionali per il recupero dei rifiuti, stabilendo che le prime sono sottoposte alle seconde a condizione che, “ferme le quantità massime” previste dal Dm 5 febbraio 1998, dal Dm 161/2012 e dal Dm 269/2005, siano rispettati anche tutti i requisiti, i criteri e le prescrizioni dai regolamenti europei, con particolare riferimento a:

  • qualità e caratteristiche dei rifiuti;
  • condizioni di trattamento;
  • prescrizioni per salute e ambiente, compresi obblighi minimi di monitoraggio;
    destinazione finale dei rifiuti che cessano di essere tali.

 

Viene confermato che l’operazione di recupero può consistere nel mero controllo sui materiali di rifiuto per verificare se soddisfino i criteri elaborati affinché gli stessi cessino di essere considerati rifiuti nel rispetto delle condizioni previste.

RAEE

In materia di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche vengono apportate modifiche al D.Lgs. 49/2014 in particolare alla disciplina riguardante i sistemi collettivi di finanziamento.

L’adesione ai sistemi collettivi per la gestione dei RAEE è libera e non può essere ostacolata dalla fuoriuscita da un consorzio per aderire a un altro.

I contratti stipulati dai sistemi collettivi per la gestione dei RAEE sono in forma scritta a pena di nullità.

Ogni sistema collettivo deve dimostrare al Comitato di vigilanza sui RAEE, prima di iniziare l’attività o entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, di avere una capacità finanziaria minima proporzionata alla quantità di RAEE da gestire.

Lo statuto tipo dei sistemi collettivi assicura che essi siano dotati di adeguati organi di controllo tra cui anche l’organismo di vigilanza ai sensi del D.Lgs. 231/2001 (responsabilità amministrativa delle imprese per reato di manager e dipendenti).

Ogni sistema collettivo deve rappresentare una quota di mercato di AEE immessa complessivamente sul mercato nell’anno solare precedente dai produttori che lo costituiscono superiore almeno al 3%, almeno un raggruppamento.

 

Sistri

Viene differita dal 3 marzo 2014 al 31 dicembre 2014 la data entro la quale dovranno essere adottate le prime semplificazioni al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti al fine di migliorare la fruibilità tecnologica, semplificare le procedure e ridurre i costi. Il differimento si è reso necessario per implementare e rendere operative le varie semplificazioni introdotte tra cui quella che mira al superamento dei dispositivi USB e che mira alla piena interoperabilità con i sistemi di gestione aziendale.

Una specifica disposizione riguarda il contratto che lega il Ministero dell’Ambiente al concessionario del servizio Sistri. Il termine finale di efficacia del contratto esistente tra le parti si intenderà concluso al 31 dicembre 2015. Fermo restando il predetto termine, entro il 30 giugno 2015 il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare avvierà una gara pubblica per individuare il nuovo soggetto al quale affidare la concessione del servizio nel rispetto delle norme comunitarie di settore, nonché dei principi di economicità, semplificazione, interoperabilità tra sistemi informatici e costante aggiornamento tecnologico. All’attuale società concessionaria del SISTRI, la Selex, è garantito l’indennizzo dei costi di produzione consuntivati sino al 31 dicembre 2015, previa valutazione di congruità dell’Agenzia per l’Italia Digitale, nei limiti dei contributi versati dagli operatori alla predetta data.

 

Beni in politilene

L’articolo 14, comma 8, lettera b-quinquies, riscrive l’articolo 234, comma 2 del Dlgs 152/2006 precisando che ai fini dell’adesione al Consorzio per il riciclo di rifiuti di beni in polietilene (Polieco), per “bene in polietilene” si intende quello composto interamente da polietilene, escludendo quindi i manufatti contenenti solo in parte tale polimero sintetico. I beni in polietilene saranno individuati dal Ministero dell’Ambiente con apposito decreto che verrà aggiornato ogni 3 anni. In attesa della prima emanazione del decreto, per beni in polietilene debbono intendersi esclusivamente i teli e le reti ad uso agricolo quali i film per copertura di serre e tunnel, film per la copertura di vigneti e frutteti, film per pacciamatura, film per insilaggio, film per la protezione di attrezzi e prodotti agricoli, film per pollai, le reti ombreggianti, di copertura e di protezione.

 

Oli minerali usati

Viene introdotta una disposizione che consente agli operatori di gestire gli oli usati, a partire dal deposito temporaneo, senza rispettare il divieto generale di miscelazione dei rifiuti con caratteristiche di pericolo differenti. La novità arriva attraverso la modifica dell’articolo 216-bis del Dlgs 152/2006 (oli usati) che legittima, “in deroga” all’articolo 187 dello stesso “Codice ambientale” (cioè la norma che stabilisce il divieto generale di miscelazione dei rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità), la miscelazione degli oli usati. Il tutto a condizione che vengano rispettati i principi generali della disciplina in materia di rifiuti, che la miscelazione sia effettuata da una impresa autorizzata e che l’operazione sia conforme alle migliori tecniche disponibili. Rimane invece fermo il divieto di miscelazione degli oli usati con altri tipi di rifiuti o sostanze, nonché l’obbligo di tenere costantemente separati, per quanto tecnicamente possibile, gli oli usati destinati a processi di trattamento diversi.

 

Materiali vegetali

Altra novità riguarda i materiali vegetali e in particolare l’esclusione (prevista dalla lettera b-sexies, comma 8, articolo 14), dall’applicazione della disciplina dei rifiuti. La disposizione esclude, per l’abbruciamento di materiale agricolo o forestale naturale, anche derivato da verde pubblico o privato, l’applicazione  delle sanzioni riguardanti la combustione illecita di rifiuti.

Questo perché, sono considerate normali pratiche agricole consentite le attività di raggruppamento e abbruciamento (in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiori a tre metri steri per ettaro) di paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso nel rispetto di tutte le condizioni disciplinate nella norma. Tale disposizione è stata modificata al fine di precisare che la disposizione si applica ai soli materiali vegetali escludendo quindi le materie fecali.

La medesima disposizione è stata inoltre integrata al fine di consentire, ai comuni e alle altre amministrazioni competenti in materia ambientale, di sospendere, differire o vietare la combustione del materiale vegetale nei casi in cui sussistano condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli; e qualora dalla combustione possano derivare rischi per l’incolumità e la salute, con particolare riguardo al rispetto dei livelli annuali delle polveri sottili (PM10).


Pneumatici fuori uso

Introdotta una disposizione relativa al recupero dei pneumatici fuori uso. Viene chiarito che il contributo previsto per finanziare il recupero stesso, come parte integrante del corrispettivo di vendita, sia assoggettato ad IVA e sia riportato nelle fatture in modo chiaro e distinto. Il produttore o l’importatore dovranno applicare il rispettivo contributo vigente alla data dell’immissione del pneumatico nel mercato nazionale del ricambio. Il contributo rimarrà invariato in tutte le successive fasi di commercializzazione dello pneumatico con l’obbligo, per ciascun rivenditore, di indicare in modo chiaro e distinto in fattura il contributo pagato all’atto dell’acquisto dello stesso.